Parte in Europa una nuova rivoluzione in agricoltura: riusciremo a produrre il cibo senza continuare ad avvelenare noi stessi e l’ambiente?

Prof. Matteo Lorito
Dipartimento di Agraria, Università di Napoli "Federico II" (SIPaV - Società Italiana di Patologia Vegetale)

Con il 2014 parte in tutta l'Unione Europea la fase di implementazione della nuova direttiva 128 che, insieme ad altre disposizioni legislative, modificherà radicalmente i metodi di produzione del cibo di cui ci nutriamo. In sintesi, il nuovo assetto normativo determinerà la fine dell' agricoltura "convenzionale", in cui gli elevati livelli di resa sono mantenuti grazie ad una forte dipendenza dall'utilizzo di prodotti chimici di sintesi (agrofarmaci e fertilizzanti), con tutte le ben note problematiche associate.
Con le nuove normative, che tra l'altro determineranno la scomparsa di molti principi attivi dal mercato della chimica in agricoltura, il controllo delle avversità e l'intera gestione della produzione dovranno essere effettuati applicando sistemi di lotta o agricoltura "integrata" (IPM: Integrated Pest Management), con la prevalenza di metodi "non-chimici".

Ciò ha prodotto un grande fermento nel settore della protezione e fertilizzazione delle colture, con una conseguente notevole attenzione posta sulla "ricerca e sviluppo" e l'utilizzo di metodi alternativi da integrare nel sistema agricolo. Riusciranno le tecnologie "biologiche" oggi disponibili a passare dalle attuali applicazioni di nicchia ad un uso su vasta scala, garantendo comunque i necessari livelli di produzione? Il risultato sarebbe una seconda rivoluzione verde che, a differenza della prima avvenuta negli anni '60 e tutta incentrata sull'aumento delle rese, sarà finalizzata al miglioramento della qualità dei nostri alimenti e della sostenibilità della loro produzione.

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