Un ministero per l'Università e la ricerca per tornare il Paese di Montalcini, Dulbecco e Natta

  • 30 Dec 2019

Roma, 28-12-2019

Finalmente arriva un doppio segnale incoraggiante da parte del governo nei confronti della ricerca. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in data odierna ha annunciato innanzitutto la tanto desiderata designazione di un ministro dedicato all’Università e Ricerca. Non accadeva da più di dieci anni. Cosa può significare? 

Che finalmente il nostro governo ha realizzato che questo settore merita una attenzione particolare per aumentare la competitività del nostro Paese, avviare una inversione di tendenza negli investimenti in ricerca e sviluppo ed evitare il dissanguamento dei nostri giovani talenti che si spostano all’estero per non ritornare più in Italia. 

L’altro importante segnale è dato dalla persona scelta per ricoprire questa carica. Gaetano Manfredi, Magnifico Rettore dell’Università Federico II di Napoli e Rettore della CRUI è persona di grande esperienza e statura morale che può con le sue competenze incidere in senso positivo. Non poteva esserci scelta migliore in questo momento storico per occupare questa posizione.

La Federazione Italiana Scienze della Vita (FISV) è una associazione cui afferiscono quindici società scientifiche italiane e rappresenta circa 8.000 ricercatori. Conosce le problematiche di un Paese, l’Italia, che prepara i cervelli che andranno a lavorare nei migliori ospedali del mondo, nei centri di ricerca più avanzati tecnologicamente, dal Cern alla Nasa. Il Paese di Galileo, di Rita Levi Montalcini (Nobel per la Medicina 1986), di Renato Dulbecco (Nobel per la Medicina 1975) e di Giulio Natta (Nobel per la Chimica 1973), ora preso più dalle quisquiglie della politica che non da quelli dell’economia e dal lavoro.

Entrambi (PIL e occupazione), la storia ha insegnato che proprio gli investimenti in ricerca e in sviluppo (R&S), può migliorarli: attraverso i brevetti (ogni brevetto di un ricercatore italiano vale in media 148 milioni). Del resto, il nostro è un mondo la cui vita è altamente basata sul progresso del sapere. Restare fuori dalla competizione internazionale nel campo delle Scienze significa condannarci, paralizzarci, al limite addirittura essere colonizzati economicamente da altri Paesi come avviene nel Terzo Mondo da parte dell’Occidente industrializzato.

I dati parlano chiaro: dall’inizio del 2000 gli investimenti nelle attività di R&S (l’1,4% del PIL nel 2017) sono stati notevolmente inferiori alla media della zona euro (2,2%). Nel 2017 l’Italia ha speso 23,3 miliardi di euro, meno della metà della Francia (50,1 miliardi) e quasi tre quarti in meno di quanto investito dalla Germania (99 miliardi), non a caso i Paesi trainanti l’Europa.

Il futuro è nella direzione del progresso tecno-scientifico (basta pensare al ruolo della rete e delle telecomunicazioni, così come alle terapie innovative) e il Paese che resta indietro, è un Paese che inaridisce. Non è un caso se ne «La scomparsa dell’Italia industriale» (2003) il sociologo Luciano Gallino ravvisava già che da quarant’anni l’Italia aveva perso quasi per intero la propria capacità industriale, avvisando che se non avesse trovato modo di inventare una politica industriale adeguata, sarebbe stata rimasta ai margini, tra i Paesi semi-periferici del sistema mondo. 

Non lamentiamoci poi, se ogni anno, le partenze per l’estero dei nostri ragazzi sono oltre 50mila: come se un residente ogni 150, dopo la laurea scegliesse di partire e non tornare. Scelte che ci costano 4 milioni l’anno.

Gennaro Ciliberto
(Presidente Federazione Italiana Scienze della Vita – FISV)

| Chi siamo |