Note al testo unificato sull’agricoltura biologica - per una condivisa attenzione ai temi dell’innovazione in agricoltura

  • 09 Jan 2019

19 dicembre 2018

Il presente documento è stato sottoscritto da 66 fra docenti universitari, ricercatori e imprenditori agricoli. La lista dei firmatari è riportata in calce al documento.

CONSIDERAZIONI GENERALI
Come ricercatori, docenti universitari e imprenditori agricoli abbiamo seguito il dibattito sull'agricoltura biologica e biodinamica in corso presso il nostro Parlamento. Siamo consapevoli dello sforzo fatto dai membri della Camera nel confrontarsi con un sistema complesso come quello agricolo-alimentare che abbraccia l'intero pianeta gestendo 1,5 miliardi di ettari di arativi con circa 950 milioni di aziende agricole.
Con analogo sforzo ci siamo impegnati ad approfondire le tematiche emerse nel corso del dibattito adottando come punto di riferimento gli interventi dei Deputati nel corso della seduta del 10 dicembre scorso, dedicata al testo di legge unificato relativo al biologico, poi approvato nella seduta dell'11 dicembre.
Di tali interventi abbiamo apprezzato la volontà di calarsi nel sistema agricolo globale e italiano.
Tuttavia, la nostra lunga esperienza professionale maturata sul campo, nei laboratori e nelle aule universitarie ci ha permesso di notare quanto di critico è emerso, e che desideriamo di seguito evidenziare con la speranza che quelli che ai nostri occhi appaiono come errori di analisi e di prospettiva dovuti a un'insufficiente conoscenza del sistema vengano considerati e si giunga ad una sintesi che tenga conto dei valori fondanti del nostro sistema agricolo-alimentare.

Il settore agricolo-alimentare sarà nei prossimi anni chiamato ad affrontare l'enorme sfida di garantire sicurezza alimentare ad un'umanità che nel 2050 raggiungerà i 10 miliardi di abitanti, che per oltre il 60% saranno inurbati, e in un contesto che vede la risorsa suolo sempre più limitata.
Per vincere tale sfida non è sufficiente fare appello ai valori della tradizione ma occorre viceversa mirare all'integrazione di tutte le tecnologie di precisione oggi disponibili per migliorare la sostenibilità e sicurezza delle produzioni agricole (genomica, nuove biotecnologie, proteomica, metabolomica, tecniche di difesa integrata, RNAi, informatica, robotica, micro-fertirrigazione, ecc.).
Con riferimento a ciò, le tecnologie per molti versi obsolete proposte in biologico si pongono più che altro come uno sprone verso gli obiettivi di sostenibilità ambientale e socio-economica propri dell'agricoltura nel suo complesso.

A tale riguardo è essenziale adottare un approccio basato sul concetto di scala dei fenomeni come elemento fondante di una visione agro-ecologica dei problemi. In virtù di tale concetto non ci si deve accontentare di una "sostenibilità locale" (ammesso e non concesso che la stessa sia dimostrata), ma occorre altresì valutare la "sostenibilità globale" di un modello produttivo agricolo.
Su quest'ultimo tema occorre sottolineare come tutte le prove indichino che la sostenibilità globale del biologico/biodinamico (in breve "bio") sia minata dal fatto che in pieno campo esso produce molto meno rispetto al convenzionale (Academie d'agriculture de France, 2018; Kniss, 2016) in virtù della minore efficacia della lotta alle malerbe, della nutrizione e della difesa fitosanitaria.
Da ciò deriva che se si convertisse a bio l'intera agricoltura mondiale, sarebbe necessario circa il doppio delle terre, al momento indisponibili perché occupate da praterie naturali e foreste. Se poi decidessimo di procurarci nuove terre, questo sarebbe possibile solo a seguito della distruzione di interi ecosistemi e comporterebbe altresì il quadruplicamento delle emissioni di gas serra in virtù dei dissodamenti di foreste e praterie che si renderebbero necessari.

Tali considerazioni emergono in modo lampante da svariati lavori scientifici tra cui quello di Burney pubblicato nel 2010 sui Proceedings della National Academy of Sciences e quello di Searchinger, pubblicato su Nature nel 2018.

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