COVID-19, lettera aperta dalle TIWS (Top Italian Women Scientists) e dal Network di ricerca HIV

  • 18 Mar 2020

Gentilissimi membri del CTS del Ministero della Salute, sezione per la Ricerca Sanitaria,
Gentilissimo Ministro della Salute

Alla fine degli anni ’80, per contrastare l’AIDS, grazie all’iniziativa di Giovanni Battista Rossi, nacque il Programma Nazionale di Ricerca sull’AIDS (ProgAIDS) iniziato con un finanziamento erogato dal Ministero della Salute e gestito dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che supportava una rete di laboratori e centri clinici finalizzati all’epidemiologia, alla clinica e alla ricerca scientifica di base per studiare HIV/AIDS. Ben presto il ProgAIDS incluse una sostanziale massa critica di laboratori, reclutando ricercatori con diverse specialità, non solo virologi, per garantire che l’AIDS fosse studiato da tutti i possibili punti di vista con un finanziamento di circa 50 miliardi di vecchie lire/anno che posizionò l’Italia tra i primi paesi al mondo per contributi scientifici sia clinici che di ricerca di base e traslazionale nel campo dell'HIV/AIDS. L’esistenza del ProgAIDS permise inoltre a diversi gruppi e singoli ricercatori di ottenere importanti finanziamenti dall'Unione Europea, spesso anche quali coordinatori di progetti multi-centrici.

Siamo ora a chiedere al Ministero della Salute e ISS un simile programma per contrastare l’emergenza del Coronavirus, l’ infezione e la letalità del Covid-19.

Di fronte all’ingente impegno economico per contenere e limitare la diffusione del virus, per l’assistenza sanitaria e per sostenere l’economia, è rimasto indietro l’investimento nella ricerca.

La patogenesi di SARS-Cov2 si presta a essere studiata e affrontata da molti gruppi di ricerca italiani, dal punto di vista non solo virologico ed epidemiologico, ma molecolare, biologico, biochimico, immunologico. Sarà inoltre utile essere preparati a eventuali prossimi virus simili, non improbabili, trattandosi della terza epidemia/pandemia da Coronavirus negli ultimi 18 anni.

Ricordando quanti di noi si siano avvicinati ad HIV-AIDS grazie a quel progetto ed al contributo che è stato dato dall’Italia alla ricerca internazionale per generare nuovi approcci per kit diagnostici, terapia e studio di vaccini per l’AIDS, tanto da trasformare la malattia da rapidamente mortale negli anni ottanta a gestibile oggi principalmente a livello ambulatoriale, siamo convinti che anche per l’emergenza COVID-19 sia necessaria una task force di ricercatori e ricercatrici italiane nei vari campi per rispondere a domande irrisolte sul virus e sulla patogenesi della malattia. La task-force scientifica puo’ fare molto, organizzando consorzi e cordate, per i quali sono necessari finanziamenti ad hoc.

Abbiamo raccolto l’adesione di ricercatori che come me si avvicinarono ad AIDS e sindromi correlate a fine anni ottanta, e quello di un gruppo di ricercatrici italiane in campo biomedico riunite grazie all’Osservatorio Nazionale salute di Genere (ONDA) in un’associazione TWIS (Top Women Italian Scientists), contraddistinte da un h index superiore a 50.

Chiediamo da parte di Ministero, Istituto Superiore di Sanità, Governo, un rapido investimento in ricerca tramite opportuno bando che ci permetta, al di là e oltre l’isolamento anti contagio, di trovare al più presto cure efficaci, nuove o di “repurposing”, per diminuire sintomi e mortalità della malattia, di potenziare il sistema immune, di diminuire gli eventi collaterali cardiaci, renali, polmonari, neurali, la comorbidità oncologica, di predire in anticipo la prognosi e in generale di trovare biomarcatori che ci indirizzino verso la medicina personalizzata anche in questo campo, di studiare i motivi della mortalità attraverso analisi di polimorfismi del virus e del recettore di SARS-CoV-2, e di una lunga serie di potenziali approcci scientifici per la lotta al coronavirus. I soldi investiti in ricerca, anche in un momento in cui servono soprattutto per molte emergenze contingenti, sono sempre ben investiti: la ricerca ci guarirà e l’alto valore dei nostri studiosi e studiose potrà portarci a essere tra i primi paesi europei non solo per contagi ma soprattutto per la comprensione della patogenesi del COVID-19 , per la sua gestione e per la sua risoluzione.

A nome del gruppo che firma e i cui nomi sono in documento a parte

Cordialmente
Adriana Albini
IRCCS MultiMedica
Docente Patologia Generale Università Milano Bicocca
Membro del CTS del Ministero Salute

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