Il 10 aprile si è svolta presso il Museo Civico di Storia Naturale di Milano la prima edizione di FISV Talk, format pensato per offrire incontri monotematici sui temi più rilevanti delle Scienze della Vita.
Il tema dell’edizione 2026, “Perché studiare le piante? Dalla ricerca di base alle sfide globali”, ci ha dato l’occasione di fare un viaggio multidisciplinare nel mondo della biologia vegetale con l’obiettivo di creare uno spazio di confronto e dialogo tra ricercatori e stakeholder, per immaginare e costruire soluzioni sostenibili capaci di avere un impatto reale su agricoltura, ambiente e futuro del pianeta.
Perché dedicarsi proprio allo studio delle piante?
Le piante sono fondamentali sotto molti aspetti: sono alla base della vita sulla Terra, ma rappresentano anche straordinari sistemi modello per comprendere i meccanismi di base della biologia. Proprio dalla ricerca sui sistemi vegetali, infatti, sono scaturite scoperte rivoluzionarie che hanno portato all’identificazione di processi poi rivelatisi universali in tutti gli eucarioti.
Tanti i motivi per essere soddisfatti di questo primo Talk.
Il primo è senz’altro quello di aver dato vita a un momento unico di confronto e approfondimento, che ha riunito le quattro società “verdi” della FISV. La giornata, infatti, è stata organizzata con il contributo della Società Italiana di Chimica Agraria – SICA, della Società Italiana di Genetica Agraria – SIGA, della Società Italiana di Biologia Vegetale – SIBV e della Società Italiana di Patologia Vegetale – SIPaV.
Il secondo risiede nell’interesse dimostrato dal pubblico: 260 gli iscritti tra addetti ai lavori, ricercatori impegnati in altri settori e persone interessate al tema.
Grande la soddisfazione, infine, per la varietà e la profondità dei punti di vista che i relatori coinvolti hanno saputo offrire sull’argomento partendo dalla domanda che ha costituito il filo conduttore di questo primo Talk: Perché studiare le piante?
La giornata si è aperta con l’intervento di Pierdomenico Perata (Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa), che ha immediatamente portato all’attenzione il ruolo di primo piano che le piante rivestono nella sopravvivenza degli esseri umani. “Le piante sono considerate uno sfondo della nostra vita – racconta Perata – ma raramente ci chiediamo: cosa succederebbe se il nostro pianeta perdesse le piante? La sopravvivenza umana e delle specie animali sarebbe limitata a poche decine di anni.”
Fondamentale, quindi prenderci cura del pianeta partendo proprio dallo studio delle piante, che è determinante per comprendere i fenomeni biologici più generali.
Massimo Delledonne (Università di Verona) ci ha, quindi, illustrato i grandi progressi che la ricerca sta facendo nel campo della genomica vegetale e l’impatto del sequenziamento del DNA nello studio delle piante. Se, da una parte, studiare il genoma delle piante permette di fare selezioni mirate per cui cerchiamo e selezioniamo le caratteristiche genetiche che vogliamo ritrovare nella progenie, dall’altra l’impiego della genomica vegetale ha un impatto determinante anche sulla salute umana: “Abbiamo cominciato nelle piante e trasferito le competenze anche in ambito medico per cui lo studio delle piante ha potenziato la ricerca genomica in ambito clinico.”
A questo punto, Andrea Moglia (Università di Torino) è entrato nel dettaglio illustrando “Le nuove tecnologie per il miglioramento genetico delle piante: le tecnologie di evoluzione assistita (TEA) per un’agricoltura più sostenibile”. Le TEA sono metodi avanzati di editing genomico che consentono di modificare in modo mirato il DNA per ottenere mutazioni puntiformi simili a quelle che avvengono in natura, capaci di conferire alla pianta caratteristiche vantaggiose, come la resistenza a stress e parassiti (per approfondire l’argomento puoi leggere l’articolo Di che cosa parliamo quando parliamo di TEA)
Un argomento attuale e interessante, viste le esigenze di una popolazione mondiale in continua crescita, alle prese con condizioni climatiche estremamente mutevoli.
Le TEA hanno un obiettivo molto importante: intervenire sulle problematiche che mettono a rischio le coltivazioni agricole, ad esempio carenza di acqua e infezioni da patogeni, per ottenere piante più resistenti e quindi raccolti più abbondanti. “Una migliore tolleranza ai patogeni e una maggior tolleranza allo stress idrico – spiega Moglia – consentono rispettivamente di ridurre l’impiego di fungicidi e l’apporto idrico, quindi di ottenere maggiore sostenibilità delle produzioni e aumentare le produzioni”
Molto interessante, a questo proposito, anche l’intervento di Giorgia Batelli (IBBR/CNR, Portici (NA) su “Piante resilienti: strategie di adattamento agli stress ambientali”.
“Gli stress ambientali sono costituiti essenzialmente dall’insieme di condizioni ambientali sfavorevoli e carenza idrica – spiega – e rendono più difficoltosa la crescita delle piante. La sfida oggi è produrre per una popolazione in costante aumento quantità di cibo sufficienti con minore input antropici per migliorare la sostenibilità agricola. La genetica vegetale ha il compito di individuare fonti di resilienza, generare nuova variabilità e trasferirla in specie e varietà rilevanti in contesto agricolo.”
Il concetto di resilienza nelle piante è strettamente legato a quello di adattamento, un fenomeno complesso in cui si siamo addentrati grazie a Lucio Conti (Università degli Studi di Milano) e all’intervento su “Reti di regolazione che integrano sviluppo, fioritura e adattamento alla siccità”.
Abbiamo così compreso l’impatto del timing della fioritura sulla produzione di frutto e semi della pianta e i meccanismi con cui la pianta intercetta i segnali che vengono dall’ambiente, come variazione della lunghezza del giorno e della temperatura. “Dobbiamo studiare le piante come organismi pluricellulari – commenta Conti – che hanno avuto una traiettoria evolutiva diversa dagli animali. Quello che le rende speciali è la capacità di adattarsi all’ambiente: non possono muoversi devono arrangiarsi con quello che trovano.”
Speciali, eppure per certi versi così simili agli esseri umani, le piante hanno sviluppato un sistema immunitario sofisticato. I meccanismi che lo regolano sono oggetto di studio di Benedetta Mattei (Università dell’Aquila) che ci ha spiegato come la loro conoscenza possa aiutarci a rendere le piante coltivate più resistenti ai patogeni. Intervenendo sui processi che ammalano le piante, non solo possiamo ottenere piante più sane, ma anche ridurre l’uso di pesticidi e sostanze dannose per l’ambiente, a vantaggio di sicurezza alimentare e sostenibilità agricola.
Con grande interesse abbiamo poi seguito il racconto di Vittoria Brambilla (Università degli Studi di Milano) sulla sperimentazione in campo delle piante di riso ottenute con TEA per essere resistenti al brusone, un tipo di fungo che attacca il riso determinando perdite del raccolto anche del 50%. “I risultati ottenuti nel 2025 non sono definitivi perché non abbiamo avuto una forte infestazione da brusone – commenta Brambilla –ma abbiamo comunque ottenuto indicazioni interessanti. Abbiamo in programma nel 2026 e 2027 di continuare la sperimentazione sperando di avere condizioni più favorevoli per osservare la malattia nei diversi tipi di pianta che metteremo in campo. Il nostro sogno è che queste piante si rivelino importanti e utili e poterle condividerle con gli agricoltori nel momento in cui la normativa lo consentirà.”
La normativa potrebbe consentirlo presto, come ha poi confermato Alessandro Vitale (IBBA/CNR, Milano): “La coltivazione delle TEA è nei fatti bloccata dalla vecchia normative sugli OGM e dai conseguenti divieti assoluti di coltivazione nella maggioranza dei Paesi EU. Per superare questi limiti è stata preparata una nuova normativa, vicina all’approvazione definitiva, che introduce un approccio fondato su principi scientifici solidi. In particolare, la regolamentazione non sarà più basata sulla tecnologia utilizzata per ottenere le nuove varietà, ma sulle caratteristiche effettive delle piante prodotte. Inoltre, le nuove varietà contenenti mutazioni indistinguibili da quelle che possono avvenire o sono già avvenute in natura saranno considerate equivalenti a quelle prodotte con le tecniche tradizionali di miglioramento genetico, e dunque saranno regolamentate allo stesso modo.“
Un passaggio atteso da anni dal mondo della ricerca e un cambiamento destinato ad avere un forte impatto sul futuro dell’innovazione agricola in Europa.
Trovi tutte le video interviste ai relatori raccolte nella Playlist dedicata, buona visione!













